NEARSHORING, FENOMENO IN ASCESA
Il nearshoring è il ricollocamento delle attività e servizi in un Paese limitrofo (near, vicino) a quello di origine. Può avvenire in due direzioni: un’azienda che produce nel suo Paese di origine può scegliere di delocalizzare in un Paese vicino la produzione o una parte di essa, e questo accade da tanti anni, oppure, dopo aver praticato una strategia di offshoring, può scegliere di far rientrare la produzione o una parte di essa non nel proprio Paese di origine, ma in un Paese vicino.
Negli anni passati siamo stati infatti abituati a parlare più di frequente di offshoring, la delocalizzazione delle aziende in Paesi spesso lontani, dove i costi di produzione e il costo del lavoro e delle materie prime sono sempre stati nettamente più bassi. Tuttavia, oggi le cose stanno cambiando a causa di molteplici fattori determinanti: tensioni geopolitiche, crescente importanza della velocità di immissione sul mercato, necessità di una maggiore resilienza della supplychain, aumento dei salari nei Paesi asiatici e oscillazione del prezzo del petrolio sono solo alcuni di essi.
Molte aziende europee hanno così deciso di fare “ritorno in patria” (reshoring o backshoring) o di avvicinare una parte delle attività prima locate altrove (nearshoring). In entrambi i casi l’obiettivo è ridurre l’esposizione al rischio dell’impresa.
Ma quali sono realmente i vantaggi e i rischi?
Rafforzamento della supply chain prima di tutto, limitando le conseguenze negative di possibili interruzioni e rendendo più veloci le consegne ai clienti; riduzione dei costi di trasporto e dei livelli di scorte; miglioramento della responsabilità sociale d’impresa anche in termini di reputazione; snellimento delle questioni normative, laddove avvenga all’interno di aree geografiche con una politica comune (ad esempio nell’UE); miglioramento, per vicinanza culturale, della comunicazione nell’organizzazione operativa.
E i rischi? Individuare partner non adeguati e sostenere costi eccessivi di ristrutturazione produttiva e distributiva sono solo alcuni degli aspetti da considerare ma, come sempre accade, la visione imprenditoriale, per essere vincente, deve avere un orizzonte temporale lungo per valutare nella sua interezza una scelta strategica così determinante.
Di certo tutto ciò comporta importanti spunti di riflessione in capo ai legislatori nell’elaborazione di strategie di attrazione degli investimenti e di promozione della competitività delle imprese, aspetto che ci si augura non venga sottovalutato.
